«Guarda Giovanna che esce, vèdila che quasi si abbraccia, fa fresco, deve avere i capezzoli turgidi. Piccoli e durissimi.
 Che bella che è»

ppFa così tutte la mattine, ogni giorno più bella. Sei e mezza, sette, esce sul balcone e guarda giù ma tiene i piedi mezzo metro dietro, non si affaccia, come avesse paura di cadere. Guarda in strada.
 In strada non c’è niente da guardare, ci sono poche persone che a quell’ora camminano, quasi le stesse tutti i giorni, in questo quartiere di vecchi e bambini.
 Lei esce in pantaloncini e canottiera – senza reggiseno credo, la sua tenuta estiva per la notte, si affaccia ma non del tutto, stringe i gomiti come si abbracciasse, magari fa brrrrr! che freddo, guarda giù.
 Un minuto, due. 
E’ piccola, minuta: freddolosa.

 Tutte le mattine d’estate.
 Ha i capelli nerissimi che sempre le ho visto raccolti, è olivastra, dev’essere del sud. Una bella calabrese. E’ magra, il culo perfetto, soltanto un po’ piccola, ma quelle tettine così rotonde.
E’ più vecchia di me, sua figlia – che non si affaccia mai, soltanto una volta l’ho vista che raccoglieva i vestiti dallo stendino, sul balcone accanto – sua figlia deve avere quindici o sedici anni.
 Se è calabrese, le calabresi i figli li fanno subito: deve avere quarant’anni.
(da La forza, una delle sette storie)

L’occhio della mucca – sette storie, Marcovalerio Edizioni, 2014.
Si trova QUIQUI e QUI.
Tra qualche giorno il calendario delle presentazioni.

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