«Di tutte le merende che mi era capitato di assaggiare, nessuna era buona come il toast di Loris»

la mucca osserva il Castellas

«La mucca osserva il Castellas» – fotografia di Lorenzo Stièvano

«Quegli anni mi svegliavo al suono del cucchiaino sulla tazza, mia madre incominciava a chiamarmi mentre già sbatteva l’uovo crudo con lo zucchero, dicevo ancora cinque minuti e sapevo che sarebbero scaduti quando avessi sentito il rumore della caffettiera e il profumo di quanto avrebbe aggiunto all’uovo lievitato, adesso soffice, nell’istante stesso in cui entravo in cucina. Quella era la colazione, ecco perché forse mia madre mai prese l’abitudine di prepararmi un toast per l’intervallo, un toast che si avvicinasse – superarlo era impossibile! – al toast di Loris, perché stavamo alle medie ed eravamo i più bravi della classe, vicini di banco e anche amici, ma lui era alto e con il pallone era un dio, io invece ero più basso e grasso e il rispetto del gruppo (…)
che Loris riceveva ontologicamente io me lo conquistavo rinnovando invece di compito in classe in compito in classe la soluzione per tutti dei compiti di matematica, e bastava qualcosa andasse storto, che non riuscissi a passare il biglietto, per ricevere immediatamente l’epiteto che a stento i compagni trattenevano: ciccione».
(da Il toast di Loris, una delle sette storie)

L’occhio della mucca – sette storie, Marcovalerio Edizioni, 2014.
Si trova QUIQUI e QUI.

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